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Contro le immondizie musicali

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20/05/2007

DURAMADRE*

Duramadre non è un gruppo musicale, ma una collisione fortuita e non prestabilita di rock psichedelico, folk mediorientale e free jazz. Un atto di sommossa contro l’immondizia musicale, le classificazioni di genere, le cartoline esotiche, il feticcio demagogico della musica popolare. Soprattutto contro ogni posa idiota da rockstar.

* dura madre s. f. La più superficiale delle tre meningi, strettamente aderente alle ossa, che avvolge e protegge l'encefalo e il midollo spinale.

***

Dall'estate 2008 il collettivo sonoro DURAMADRE è in congedo provvisorio a tempo indeterminato.

Per contatti:
duramadre[chiocciola]gmail.com
oppure:
tunga.splinder.com (risponde il bassista)
postato da: duramat alle ore 14:39 | link | commenti (1)
categorie:

(Prei)storia

Tra gli ingorghi della circonvallazione milanese e le nebbie dell'hinterland, in un’era geologica ormai remota (la primavera del 1989 – un tempo in cui, tanto per dire, i Nirvana erano ancora nel nirvana, il Muro di Berlino era ancora in piedi e i CCCP dovevano ancora incidere Epica Etica Etnica Pathos), Marco era quasi in fasce e il sottoscritto appena entrato nella fase della dentizione. Ciò nonostante, abbiamo cominciato a suonare insieme, accomunati dai medesimi gusti musicali per la verità un po’ eccentrici,  perché mentre tutti gli altri amici ascoltavano roba tipo Esidisì, Ganzenrosis, Quin, Prins, Daiar Streizz e Uddùe, noi si era cultori fanatici di gruppi ormai abbondantemente trapassati e sepolti. A parte i molto amati Pink Floyd prima maniera (quelli fino ai primi Settanta, per intenderci) e il mai abbastanza venerato Syd Barrett, ci piaceva ascoltare (e scimmiottare) gruppi come i Kaleidoscope (forse la band che ci ha ispirati di più in assoluto), i 13th Floor Elevators, i Jefferson Airplane, i Grateful Dead, Captain Beeefheart e gli sconosciutissimi Mad River. In pratica, sì, bisogna pur ammettere che eravamo aspiranti hippies devoti al rock psichedelico, nati per sbaglio in un’altra epoca e in un altro paese.

Nel corso degli anni successivi, nonostante gli innumerevoli cambi di nome – uno più orrido dell’altro – e formazione, io e Marco abbiamo sempre continuato a suonare insieme. Seguendo l’evoluzione dei nostri gusti (musica araba e mediorientale, free jazz) e con l’ingresso della violinista Silvia, anche il repertorio si è via via trasformato.

Il gruppo nel suo attuale sinolo di forma e contenuto è nato all’inizio del 2005.

Le nostre radici musicali sono piuttosto varie e disordinate. Come si è detto, vanno dalla musica mediorientale al rock psichedelico (ma sfiorano obliquamente anche il jazz e la canzone d'autore) e si riflettono tutte nel nostro repertorio, sicché riesce difficile definire precisamente il genere di musica che suoniamo. Di solito ci limitiamo a dire che tutte le composizioni sono nostre, che non hanno nulla a che fare con new-age e musichette da cartolina esotica, che diamo molto spazio all'improvvisazione e infine che cantiamo in italiano o - in un paio di pezzi - in russo, ma mai in inglese.

Abbiamo registrato due demo-CD, rigorosamente e orgogliosamente autoprodotti. Il primo, intitolato semplicemente "Duramadre", risale all'ormai remoto 1999-2000 ed è stato registrato in modo molto avventuroso e casalingo, usando un semplice registratore a quattro piste.
Il secondo, "La città sommersa", è stato partorito dopo lunga gestazione nell'anno di (dis)grazia 2003, in uno studio d’incisione vero e proprio, mentre a Baghdad cadevano le bombe.

Ah, abbiamo vinto l'edizione 2002-2003 di Scorribande. Se qualcuno era al Rolling Stone quella sera di febbraio del 2003 forse si ricorderà di noi.

Sergio

postato da: duramat alle ore 14:38 | link | commenti (5)
categorie: storia, preistoria

Musicanti

Marco

MarcoChitarra elettrica e acustica, bouzouki, saz, oud, voce
Data di nascita: 1875
Segno zodiacale: barracuda

Come si può vedere dalla data di nascita, Marco aveva 46 anni quando scoppiò l’insurrezione di Kronštadt. Il dilemma morale che lo colse allora (non seppe decidere se avevano torto gli insorti o Trockij) gli procurò una grave crisi di coscienza. Marco si dimise da commissario politico, nascose sotto una piastrella la propria tessera di Partito e scelse di rinascere cinquantatré anni più tardi, quando, come disse allora, “Il comunismo si sarà perfezionato e regnerà in pace su tutta la terra”. Come si sa, in questo senso il destino non è stato molto tenero con lui.
Tornato alle elementari, è caduto vittima di uno dei più tragici equivoci della storia recente. Il sistema di spionaggio internazionale ha infatti intercettato la seguente conversazione tra la sua maestra e sua madre: “Eh, lo so, signora, che suo figlio di solito è tanto bravo. Però oggi è stato proprio una canaglia”.
Travisando il senso dell’espressione “stato canaglia”, il governo degli Stati Uniti ha inserito il suo nome nell’elenco dei paesi malvagi e ha tentato più volte di bombardargli l’abitazione.
Da allora, se gli si nomina gli americani, Marco assume un’aria vagamente inquietante, come di chi voglia torturarti a sangue, ed emette uno strano rumore con i denti.
Costituisce la spina dorsale del gruppo (o, come dice la violista, la “spina di pesce”) ed è l’autore della quasi totalità delle musiche (cioè se ci denunciano per plagio la responsabilità è sua). Suona anche una mega di strumenti, e tutti da dio. Il sospetto è che lo faccia perché è uno sborone.

Perversioni inconfessabili: ama ascoltare i dischi di John McLaughlin.


*


Silvia

la violinistaViola (e violino)
Data di nascita: da qualche parte all’alba degli anni ‘80
Segno zodiacale: lavabo

Dotata di un’indole mite e pacifica, Silvia ama nel tempo libero lavorare all’uncinetto, guardare film sentimentali e infilzare con lunghi spilloni gli assicuratori. Alle prove, è colei che sprona gli altri a dare il meglio di sé con frasi d’incitamento quali “Aguzzini bastardi”, “Chi cazzo se lo ricorda?” e “Dài, pausa sigaretta”.
È l’unico membro del gruppo a vantare un posto fisso di lavoro (come sicaria per i Servizi Segreti lituani).
La storia di come si è accostata a quel meraviglioso strumento che è la viola merita davvero di essere raccontata.
In terza elementare la compagna di banco si vantò di saper già suonare divinamente il flauto. Silvia, non sopportando l’idea di essere superata in eccellenza, andò su tutte le furie, uscì di scuola e si recò in un negozio di strumenti musicali. Il commesso, vistosi di fronte una bambina, pensò bene di ingannarla: quando la piccola le chiese un flauto, lui le vendette una viola.
Da allora – e dobbiamo essere grati a quel commesso disonesto – Silvia suona la viola nei Duramadre. Quando poi gli altri riusciranno a convincerla che non si suona soffiandole dentro, sarà proprio il massimo. 

Perversioni inconfessabili: odia la musica.


*


Sergio

SergioBasso, voce
Data di nascita: 973 d.C.
Segno zodiacale: testicoli

Nonostante la veneranda età, Sergio va esageratamente fiero del fatto che dimostra due o tre secoli di meno. Grazie al suo ingannevole aspetto giovanile, può tuttora permettersi di ascoltare i Rage Against The Machine ad alto volume e indossare i jeans e una maglietta, anche se nessuno gli ha mai spiegato che prima deve togliersi l’armatura.
Come bassista ha elaborato una tecnica originale e complicata, che consiste nel suonare il minor numero possibile di note usando il minor numero possibile di dita. Queste finezze gli hanno meritato l’appellativo di “miglior bassista nella storia del gruppo” (anche perché di fatto è il solo che il gruppo abbia mai avuto).
È autore di molti dei testi e perciò si considera l’intellettuale del gruppo. Basti pensare che è in possesso di ben due lauree: una in lingua e letteratura russa, che gli serve per farsi bello; e una in storia del pensiero spregevole, che gli serve per trovare lavoro. 

Perversioni inconfessabili: ama i Sex Pistols.


*


gianni bnGianni

Batteria, percussioni
Data di nascita: XII secolo d.C. (?)
Segno zodiacale: muflone incazzato

La storia del Prete Gianni è entrata nella leggenda. Si manifesta per la prima volta intorno agli anni Sessanta (del XII secolo) con una e-mail all’imperatore bizantino Emanuele Comneno, il quale tuttavia cancella il messaggio credendolo semplice spam.
Il primo a prenderlo sul serio è l’inviato pontificio nelle terre del Khan di Mongolia, fra’ Giovanni da Pian del Carpine, il quale ha la ventura di ascoltarlo dal vivo. Il diplomatico resta incantato dalla sua bravura (“Potei ascoltare a lungo il Prete Gianni – scriverà in seguito a papa Innocenzo IV – e devo dire che il suo modo di suonare la batteria mi sorprese e mi dilettò: egli è davvero per grazia di Dio uno dei pochi difensori della buona musica in Oriente, e forse il solo a suonare da cristiano”) e cerca di scritturarlo per una tournée nello Stato pontificio, ma il Gran Khan blocca tutto, accusando senza tanti giri di parola il frate italiano di volergli rubare il batterista.
Fortunatamente, qualche anno dopo la bande del Gran Khan si scioglie per dissidi sul repertorio: il sovrano mongolo – che nel gruppo suona la chitarra solista – è un appassionato di Yngwie Malmsteen, la bassista è una cultrice dei Ramones, il tastierista predilige la musica lounge e il Prete Gianni qualsiasi genere di musica purché abbia un ritmo dispari con decimali periodici o si basi sulla successione di Fibonacci. Lo scontro di civiltà è inevitabile.
Emigrato nel Milanese, il Prete Gianni entra finalmente in pianta stabile nella nostra formazione.

Perversioni inconfessabili: ascolta oscuri ensemble di musica percussiva afro-brasilian-newyorkese dai nomi impronunciabili.


*


matteo bnMatteo

Voce, fisarmonica, percussioni
Data di nascita: 2382
Segno zodiacale: freccette

Matteo nascerà in una famiglia di profughi afghani che dal confine si sposteranno nell’Iran e poi in Italia, viaggiando su biciclette graziella: un’impresa tutt’altro che trascurabile.
Dotato di un talento musicale paragonabile a quello di Albert Einstein per la danza del ventre o di Bin Laden per le pari opportunità, nonché di uno spirito eclettico e versatile, il giovane Matteo crescerà ascoltando i più svariati generi di musica: tagliaerba, raccolta del vetro alle sette del mattino, scurregge di gatto, tromba di naso, zanzara nell’orecchio di notte.
Sarà dapprima un appassionato collezionista di hallucigeniae (finché non scoprirà che le hallucigeniae sono insetti preistorici schifosissimi e oltretutto estinti), poi membro devoto della Chiesa Avventizia Di Un Giorno A Caso (fautrice della liceità della birra e dei crackers come sostitutivi del pane e del vino), infine socio benemerito del Club Gastronomico Amatori dei Mozziconi (sostenitori dell’uso delle cicche di sigaretta come ingrediente principe della cucina mediterranea).
Nei Duramadre si occuperà soprattutto della salatura dell’acqua della pasta e di mediare con le forze dell’ordine.

Perversioni inconfessabili: Vinicio Capossela.
postato da: duramat alle ore 14:36 | link | commenti
categorie: musicanti

CD 1: Duramadre 1999-2000

1. Musica sola
2. Visione e preghiera (da un poema di Dylan Thomas)
3. Samaria
4. Metamorfosi
5. La danza delle ossa stanche
6. Vesna
7. Continua alterazione del tempo
8. Limbo

Marco Pisi: chitarra elettrica e acustica, bouzouki, saz, oud, voce
Sergio Baratto: basso, vibrafono, voce
Mario Valentino Bramè: batteria, percussioni, voce
Silvia Ghezzi: violino


*


Queste sono le memorie del bassista:


Il primo demo si chiama semplicemente col nome del gruppo  e si porta dietro una caterva di ricordi da rock sovietico underground.

Erano i primi mesi del ’99. Nel corso dell’anno precedente io e Marco eravamo riusciti a rimettere in piedi il gruppo, dopo una serie di delusioni, scioglimenti ed esperimenti falliti. Avevamo trovato prima una violinista (Silvia) e poi un batterista (Mario). Eravamo squattrinati e pieni di idee. Il repertorio si allargava continuamente, componevamo di continuo, in una specie di esplosione creativa ormonale. Volevamo anche noi un demo da mandare in giro, ma di grana per pagarci uno studio d’incisione non c’era nemmeno l’ombra. Così decidemmo di registrare i nostri pezzi da soli, utilizzando il quattropiste analogico di Marco e usando la sala prove come uno studio d’incisione.

Fu un macello orgasmico. Volevamo evitare i riversamenti, per non perdere in qualità di suono (che era già tendenzialmente bassa in partenza), ma i nostri pezzi contemplavano l’uso di molti strumenti, e quattro piste non bastavano di sicuro. Da qui, le estenuanti discussioni su come riuscire a incastrare tutto quel popò senza sovrapporre, né cancellare niente.

Venne la primavera. La NATO bombardava Belgrado e le sere erano insolitamente miti. Marco venne in sala con un pezzo che ci parve bellissimo, in cui sostituiva la chitarra con il saz. Mi chiese di scrivergli un testo. Io pensavo a Belgrado, ma non sapevo il serbo. Sapevo il russo. Mi venne un pezzo in russo, dunque, che parlava di una rondine che attraversava un cielo zeppo di pericoli mortali. Così incidemmo “Vesnà 99-go goda”, “La primavera del ‘99” (anche se Marco sulla copertina finì per scrivere sbrigativamente “Vesna”).

Arrivammo a un livello di virtuosismo demenziale quando riuscimmo a incidere 12 strumenti in un singolo pezzo e senza riversamenti. Tutto su quattro tracce pulite pulite.

Ci volle un’infinità, tant’è vero che interrompemmo il lavoro, mettemmo da parte i nastri, andammo in vacanza, tornammo a casa. Ricominciammo l’autunno successivo. Alcune parti le registrammo addirittura a casa di Marco o di Silvia, tra enormi piatti di lardo e qualche sigaro. Buttavamo dentro tutto quello che ci sembrava buono e dolcesonoro: bouzouki, saz, bonghi, legni, ektar, metallofono, bastone della pioggia, oud, persino il miagolio di un gatto (esecuzione impeccabile della guancia di Mario). Finimmo di mixare il tutto a casa di Mario in un pomeriggio di afa mortale, nell’estate del 2000.

Il cd che ne tirammo fuori ha un suono del cazzo, d’accordo, ma non infame, ed è quanto di meglio si potesse fare in quelle condizioni. Quanto alle canzoni, nella loro ingenuità sono uno squarcio e un’apertura totale. C’è dentro molta della passione di Marco per la musica strumentale turca e araba (nonché per il primissimo Mauro Pagani solista), qualche deviazione psichedelica, una ninnananna da famiglia Addams che forse deve qualcosa anche al mio amore per i Primissimi Pink Floyd (quelli di The Piper At The Gates Of Dawn, per intenderci), un’ombra degli adorati (e inarrivabili) Area, un finale che parte come una canzone degli anni ’20, continua come uno standard del prog e termina come una specie di omaggio a John Coltrane. E almeno un pezzo di quelli di cui puoi dire “ho fatto qualcosa di buono nella vita”: “Visione e preghiera”. Il testo è estrapolato da un poemetto di Dylan Thomas, la musica non è che la si possa descrivere facilmente citando questa o quell’influenza. Le parole sono recitate – e il recitato, quello sì, è ferrettiano. Sotto le parole, un basso distorto, una chitarra acustica, due chitarre elettriche a chiudere con un assolo nervoso, cacofonico, volutamente stridente.
postato da: duramat alle ore 14:31 | link | commenti
categorie: duramadre 1999-2000

CD 2: La città sommersa

1. Fiume stanco
2. Beta minus
3. Per pietà o per beffa
4. Pesci, ragni e maiali
5. Promemoria (a C.G.)
6. Il buio
7. Ipazia
8. La città sommersa
9. Altrove


Marco Pisi: chitarre, bouzouki, saz, voce

Sergio Baratto: basso, voce

Silvia Ghezzi: violino, cori

Davide Rindone: batteria, cori

[Angelo Rindone: voce (2, 6, 8)]

*

Così parlò il bassista:

Nel novembre del 2000, una sera in macchina mentre andavamo a suonare, Mario ci disse che non sarebbe più riuscito a suonare con noi. Che, avendo vinto un dottorato a Genova, sarebbe stato costretto a un pendolarismo continuo e al sacrificio di molto tempo libero. Senza contare il suo impegno pregresso con l’altro suo gruppo.

Trovammo un nuovo batterista, Dado: batterista di grande talento e meraviglioso imitatore del papa infermo (leggendari i suoi “discorsi dal balcone di San Pietro”, pieni di bestemmie e oscenità, tutte rigorosamente pronunciate con accento polacco e voce affaticata).

Poi è successo questo. Abbiamo vinto un paio di concorsi, qua e là. Abbiamo registrato quattro pezzi in una sala d’incisione professionale, nell’estate del 2001, proprio prima di partire per il G8. Abbiamo suonato qua e là, raggranellato un po’ di soldi. Abbiamo vinto un concorso piuttosto importante, da queste parti.

La vittoria ci ha di nuovo spalancato le porte della sala d’incisione. Tre giorni di registrazione e missaggio gratuiti. Settantadue ore. “Sono poche”. “Facciamocele bastare”.

 

Il risultato s’intitola La città sommersa. Nove pezzi, incisi per lo più in fretta e perciò inevitabilmente migliorabili, non definitivi. Eppure l’asciuttezza degli arrangiamenti non mi dispiace. D’altra parte anche dal vivo siamo sempre stati piuttosto essenziali ed energetici. Di solito – visto che nei programmini dei locali di solito scrivono che facciamo musica etnica – tutti si aspettano uno di quei gruppetti delicati e un po’ new age, arpe celtiche, atmosfere da mille e una notte e un po’ di melodie cartolinesche. Invece col cazzo: pestiamo di brutto, le canzoni ci vengono fuori cariche di tensione, irruenti (una volta dopo un’esibizione un tipo del pubblico mi ha detto “non avrei mai immaginato che potesse esistere un gruppo etno-punk”).

Questa cosa in fondo in fondo si avverte e si sente anche nel cd. I pezzi sono più maturi, c’è meno varietà stilistica ma più coesione. Perlomeno non si può dire che non abbiamo raggiunto uno stile personale. Il bouzouki la fa da padrone: da anni Marco lo ha sostituito alla chitarra come strumento principale. E poi ci sono io che canto in un paio di pezzi, nonostante sia da sempre convinto di avere una voce sgradevole. C’è un solo pezzo elettrico, decisamente eccentrico rispetto alle sonorità del lavoro; ci sono solo e tassativamente testi in italiano; c’è un omaggio agli Area che sfiora il plagio (eh, sì). C’è una canzone nata dopo il disastro del G8 e che è dedicata a Carlo Giuliani.
postato da: duramat alle ore 14:29 | link | commenti
categorie: la città sommersa

Suoni

Coming soon (or later)
postato da: duramat alle ore 14:28 | link | commenti
categorie: suoni

Parole

CD 1


La danza delle ossa stanche


Ninna nanna ninna oh
questo bimbo a chi lo do?
Lo darò all'uomo nero
che lo mangia tutto intero
lo darò all'uomo bianco
che lo vende sotto banco

Ninna nanna ninna oh
del mio bimbo che farò?
Lo darò ai sacerdoti
che gl’insegneran divieti
lo darò ai genitori
che gl’inietteranno orrori


(Sergio 1996)


*


Vesna


Милая ласточка
ласточка моя

Летай, ласточка
а только если мчатся облака

Еще ты молода
а опытна стрела



На небе клюв орла
и на суше ловчая рука

Ушла твоя сестра
ушла навсегда

Бедная ласточка
ласточка моя.


(Sergio 1999)


*


Continua alterazione del tempo


1. …che amavo di più era starmene seduto sul letto di mio fratello a guardare il pulviscolo attraverso il raggio di sole. Amavo molto anche finestre, cieli e case inondate di giallo.
Mi sdraiavo e leggevo. Il pulviscolo volava nel raggio. La stanza si faceva sempre più gialla.
Di sera pensavo alle cose più disperate – amianto, invertebrati, altalene rotte. A volte sognavo senza speranza di essere un animale peloso e di piccola taglia: un vombato, una proscimmia o una marmotta. Per nessuna cifra al mondo avrei voluto diventare una siringa, un bastone da passeggio, un parchimetro.
Altre volte invece mi assaliva un’allegria insensata, come se mi stessero friggendo l’anima nel burro, e allora andavo al parco a guardare le altalene

2. …ho comprato fiori senza speranza, molte cose buffe pupazzetti altalene, bella va’ in Norvegia, alti biondi neonazisti, sabato sera ho visto due persone integre avevano due ossa per occhi e i gatti a loro non piacevano avevano uno strano alterato corsaro concetto del tempo, ho spedito un reclamo al Signore ora confesso animali di varie specie, cavalli tritoni manati scorpioni bonobo filovirus  capodogli opilionidi ragni grossi come un pugno malmignatte velenose, confesso che ho molto aspettato la Grazia, di aspettare mi sono stufato, ho tentato di frenare non sono riuscito ad evitare lo scontro


(Sergio 2000)


*


CD 2


Fiume stanco


Dorme dorme, riposerà
Ora dorme, sognerà
Fiume stanco
Scivola
Nel suo letto
Scorrerà

Linfa fredda, liquida
Lentamente si agita
Fiume stanco
Scivola
Nel suo letto
Scorrerà.


(Marco 2003)


*


Beta Minus


Abbandonandomi a lussuose perdite
di sensi mi ritroverò
ad annegare senza che nessuno provi
il minimo rimorso

Liquidare ogni discorso inutile è
un alibi accettabile
per aggirare il malessere che mi
costringe ad annegare


L’artificiale percezione dei perché
mi lascia indifferente
di fronte a sua mostruosità il pensiero
unico che domina

L’inestricabile immagine dei suoi
tentacoli è stabilità
e abbandonandomi a lussuose perdite
di sensi io annegherò.


(Marco 2001)


*


Pesci ragni e maiali


E più di tutto vorrei fare
la conchiglia in fondo al mare
fare come gli animali
pesci ragni e maiali.
Di fare l'uomo sono stanco
stare attento al conto in banca
veder preti e musulmani
stare fermo con le mani


(Sergio 2000)


*


Promemoria (a C.G.)


Io devo segnarmi
tenere presente
che l’aria può a volte
persino bruciare
tenere presente
che un solo estintore
può a volte in estate
dar fuoco alle piazze

Chi mangia la merda
e sorride felice
chi è morto ma ancora
non si è reso conto
chi mira alla faccia
chi sente esplosioni
fa finta di niente
e ritorna a mangiare

Io devo imparare
a parlare in silenzio
sapere che è facile
andare in frantumi
che un braccio levato
può non arrestare
il bastone calato
a spaccare la carne

Ma voi continuate
a dormire, a giocare
a mangiare la merda
a sentirvi felici
perché se vi alzaste
e guardaste oltre il vetro
potreste vedere
le bombe vedreste cadere


(Sergio 2001)


*


Il buio


Per difendermi ho soltanto me
pelle elastica e rapacità
a stento bastano a proteggermi
dalla brezza delle cose

e faccio sogni di bestie sottili
solo sogni di bestie sottili

Datemi un crepuscolo infinito
notti giorni e notti in un respiro
voglio andare a spasso con il tempo
vivere sfondando il mistero

tutt’intorno come sempre il buio
tutt’intorno come sempre il buio

Entra a piedi nudi nella stanza
l’ora del fiato sospeso
il cielo viola spinto contro il muro
l’ora del sogno concreto

tutt’intorno come sempre il buio
tutt’intorno come sempre il buio

Voglio fare come il temporale
l’eco il sasso il legno il mare
l’onda il vento la conchiglia il ragno
che non sanno cos’è bestemmiare

e faccio sogni di bestie sottili
solo sogni di bestie sottili


(Sergio 2001)


*


La città sommersa


Che ci fanno grida
di gabbiani nel profondo?
sotto il mare forse
vive una città sommersa

Quando cade il sole
sotto l'onda che si spacca
sento a volte l'eco
di lontane antiche voci


Dimmi grigio pesce
che hai sondato a lungo i mari
dimmi: in quell'abisso
chi respira ha la mia faccia?

Lungo i muri d'osso
tra le alghe dei fondali
ride l'annegato
vecchio corpo che ero io


Le vuote stagioni
non conoscono tempesta
ai sommersi il vento
non importa più del tempo

E quando il sole cade
sotto l'onda che si spacca
ride l'annegato
vecchio corpo che ero io…


(Sergio 2000)


*


INEDITI


Buoni propositi per la primavera (se viene)


Scorderò l’igiene, la figa, l’infanzia,
sguscerò dalla trincea
come uno stronzo di carne lucida,
attraverserò il terreno butterato, esploso,
trapasserò le linee nemiche
e solo per non succhiare speranze inutili
mi ergerò controluce,
annerito,
persiano.
Mi fisseranno un istante stupiti,
ne approfitterò, farò il pavone,
a chi si aspetterà eroismi
fornirò materia di linciaggio.
Urlerò soltanto –
e con voce neanche tanto piena –
prima di azionare il detonatore.


(Sergio 2004)


*


Questa è la ferocia


Questa è la ferocia
la ferocia e gli occhi sporchi
gli occhi sporchi del mondo

E le bombe le scarpe i cecchini
e i cadaveri allungati in stupore
che scavalchi a cosce larghe

E la bocca che spalanchi sdentata
cariata la lingua corrosa la bocca
esplosa e di fuoco la fronte e gli dei
rannicchiati in lividi e cicatrici

Carne fresca violata in pianto
cagna slabbrata sfrangiata
questo è il mio amore la mia furia
a spasso in fiamme ancora in strada


(Sergio 2004)



*


La buona creanza


Spegnere e darsi al passeggio, all’ingrasso –
i bollori, beninteso, e l’anima rosso sangue

scartavetrarsi le voglie e partire
in guerra contro la masturbazione


temperanza, niente attese, poche pretese
si badi all’igiene di cilicio e mutande

fosse per te piccola merda schizzeresti
la semenza fino in faccia all’eternità.


La continenza anaerobica dei sogni
leva il bruciore e caramella le inculate



Appiccheremo il fuoco alle corone
dei vostri capelli, messieurs – sappiatelo

alla giostra al giardino al nido privé –
padri di vomito, madri di macello

non v’illuda l’amore succhiacazzi
che c’immerda i ventri bianchi spaccati


(Sergio 2004)

postato da: duramat alle ore 14:28 | link | commenti
categorie: parole

Immagini

Coming soon (or later)
postato da: duramat alle ore 14:26 | link | commenti
categorie: immagini

Novità e concerti

Mesdames et messieurs, compagni e compagne, brat'ja i sestry:
se vi va di venire a sentirci, sabato 24 novembre 2007 noialtri Duramadre suoneremo al baretto del Leoncavallo, nell'ambito di "LA TERRA TREMA".
Ottimo cibo, ottimo vino, ambiente strafico, relax, bagordi, sovversioni e - speriamo - buoni suoni. Insomma, se non ci venite, pazienza,  vorrà dire che vi sarete meritati/e il mojito amarognolo del locale alla moda, i Tokyo Hotel a tutto volume nel locale alla moda e i quattro salti in padella prima di andare nel locale alla moda... ;-)

*

Una iniziativa "collaterale" molto ma molto interessante: Fase Hobart. Venerdì 28 settembre '07 alle 22 (tranquilli, venerdì non piove), al Folletto25603, in fondo a via Lattuada, in quel di Abbiategrasso (MI)... Che dire? Se siete o passate da quelle parti, siateci.


FASE HOBART
Sperimentazione e improvvisazione radicale tra musica e danza

MARCO PISI : chitarre, bouzouki, oud
SILVIA GHEZZI : viola “grattuge”
PATRIZIA LATTUADA : corpo sonoro


FASE HOBART è un progetto di sperimentazione e improvvisazione radicale tra musica e danza, in cui la prima perde struttura e ritmo per farsi semplicemente suono o rumore e la seconda abbandona la forma classica i formalismi in favore di una metamorfosi fisico-sensoriale.

FASE HOBART (bizzarro fenomeno scientifico inventato da Philip K. Dick) è anche il titolo del CD  che presento in questa occasione, il primo al di fuori del gruppo DURAMADRE. Le musiche sono il frutto di un percorso espressivo spontaneo che accetta l’eventualità dell’“errore”  come necessità insita nel meccanismo della ricerca. Ricerca che si svolge su piani diversi a seconda degli strumenti utilizzati ma che ha come filo conduttore sonorità scarne ed ipnotiche.
(Marco Pisi)

Fase Hobart è un esperimento informale a porte aperte. Il movimento abbandona la logica di ascolto biunivoco e totalizzante tra musica e danza tipica degli schemi improvvisativi. Accetta la casualità e le sporcizie per tradurle in stimoli e nutrimento per il corpo. In costante dis-equilibrio tra la rottura ritmica e l’esagerazione radicale e convulsa delle sonorità. Il corpo di Fase Hobart è un corpo disponibile all’imprevisto. Trasformato e trasformante. Al tempo stesso soggetto e oggetto dell’azione sonora.
(Patrizia Lattuada)

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Ok, la festa del Primo amore è andata bene, anzi molto bene. Grazie a tutti quanti ci hanno applaudito e incoraggiato. lLa nostra gratitudine nei vostri confronti, benevolo pubblico, è davvero infinita: tant'è vero che abbiamo deciso di mettervi a disposizione, casomai lo voleste, il fisarmonicista, il qual si rende disponibile a recarsi a casa vostra aggratis per ore 1,15 onde recitare il leggendario "Lamento dell'acciuga", il monologo con cui esordì come autore di teatro il
celeberrrimo (con tre R) poeta e scrittore russo Vladilen Serpimolotov.

Ma veniamo ad altre e ben più amene occupazioni: la sera di SABATO 16 GIUGNO  noialtri si suona alla festa del Teatro Pane e Mate.
Il tutto si svolge a Fallavecchia, nelle campagne di Morimondo (MI). Qui vi fate un'idea di che posto è, qua trovate le indicazioni per raggiungerlo.
L'ingresso è libero, il posto è shplentito (come dice il grande Tony Tammaro), il mangiare e il bere abbondanti (ma se portate qualche bottiglia e/o cibaria, quei del teatro ve ne saranno solamente grati). Che dire? Accorrete numerosi!


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Domenica 3 Giugno 2007 alle ore 21, presso il Teatro Franco Parenti di Milano (via Cadolini 19 angolo via Tertulliano), suoneremo alla Festa del blog+rivista Il primo amore.
L'iIngresso è libero, ma ogni offerta in danaro, cibo, bevande e sigarette è ovviamente graditissima :-)
postato da: duramat alle ore 14:25 | link | commenti
categorie: novità e concerti